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L’ ultimo rapporto  sui ricavi delle mafie in Italia risale al 2013 e porta la firma del centro interuniversitario Transcrime e dell’università Cattolica di Milano. Secondo i calcoli dei ricercatori, nel 2007 cosa nostra aveva guadagnato con i suoi affari illeciti in tutta Italia circa 1,87 miliardi di euro. Non sono spiccioli, eppure sembrano briciole se paragonati ai ricavi degli anni novanta, quando solo a Palermo il business della mafia superava i due miliardi. Il paragone con il business delle altre associazioni criminali è impietoso: la ’ndrangheta calabrese ogni anno porta a casa 3,49 miliardi di euro, i camorristi napoletani 3,75. Praticamente il doppio dei guadagni dei criminali siciliani.

Colpa della crisi, dicono a Palermo. Negli anni d’oro della mafia, il sindaco Vito Ciancimino rilasciò nel capoluogo siciliano 4.500 concessioni edilizie (2.500 delle quali a tre pensionati prestanome). Allora il giro d’affari dell’edilizia mafiosa faceva girare in città tremila miliardi di vecchie lire.

Non ricordatelo ai boss della famiglia di Villagrazia: i loro incontri al vertice, intercettati dalle miscrospie dei carabinieri, somigliano più a delle terapie di gruppo che a riunioni criminali per pianificare affari illeciti. “Ma che minchia di mafia siamo?”, si lamentava nel marzo del 2016  Borse Comedy Ying Yang Zampa Borsa Di Juta Manico Corto 38x42cm Colore Nero / Rosa Naturale / Nero
, per non essere riuscito nemmeno a ritrovare delle cose che avevano rubato alla figlia. “La mafia di… di… di… delle cause perse”, diceva.

Facebook è un copione?

Parliamoci chiaro, Facebook è all’avanguardia su molti aspetti: è leader mondiale nella ricerca sulla  realtà virtuale , è in prima linea sui  chatbot grazie a Messenger e sta facendo sperimentazione su altri temi come intelligenza artificiale  e nuovi  formati video .

Tuttavia, sulle aree più popolari, non solo sembra essere a corto di idee ma è come se fosse disposto a copiare palesemente la concorrenza.

Un caso piuttosto significativo è quello di  Flash  un vero e proprio “clone” di Snapchat ideato per i mercati emergenti come l’America Latina, dove la connettività è limitata e dove  Facebook può battere Snapchat  non ancora diffuso come in Nord America, insomma:  atto emulativo o strategia di penetrazione?

Se già il punto di partenza era  abbastanza scollato dalla buona causa , per non dire del tutto insensato (donate soldi alla ricerca, mangiate bene e fate sport se volete lottare contro il cancro) col passare del tempo  il collegamento si è perso del tutto . Senza contare che molte persone che col cancro hanno combattuto davvero  non hanno gradito l’ennesimo giochino virale . “ In definitiva non è altro che l’ennesimo pretesto per mettere in mostra se stessi, altro che supporto alla battaglia contro i tumori ” hanno spiegato in molti.

Se su Twitter la questione ha assunto un aspetto ironico e sarcastico – come quasi sempre accade sul social del passerotto–  su Facebook la catena delle foto ricordo è ormai inarrestabile e asfissiante.  Vacanze d’epoca, primi amori, foto sbiadite e fuori fuoco, carnevali d’antan, pranzi, cene, gite con la nonna, autoscatti vintage ma anche – visto che il bianco e nero era scomparso da tempo quando buona parte dell’utenza della piattaforma è nata –  generiche foto vecchie . Senza infamia e senza lode. Momenti di vita importantissimi per ciascuno di noi ma lontanissimi dalla causa di partenza.